martedì 29 settembre 2015

Recensione: L'uomo di Marte, di Andy Weir

Titolo: L'uomo di Marte
Autore: Andy Weir
Titolo originale: The Martian
Pagine: 380
Editore: Newton Compton
Consigliato:

Trama:

 Mark Watney è stato uno dei primi astronauti a mettere piede su Marte. Ma il suo momento di gloria è durato troppo poco. Un’improvvisa tempesta lo ha quasi ucciso e i suoi compagni di spedizione, credendolo morto, sono fuggiti e hanno fatto ritorno sulla Terra. Ora Mark si ritrova completamente solo su un pianeta inospitale e non ha nessuna possibilità di mandare un segnale alla base. E in ogni caso i viveri non basterebbero fino all’arrivo dei soccorsi. Nonostante tutto, con grande ostinazione Mark decide di tentare il possibile per sopravvivere. Ricorrendo alle sue conoscenze ingegneristiche e a una gran dose di ottimismo e caparbietà, affronterà un problema dopo l’altro e non si perderà d’animo. Fino a quando gli ostacoli si faranno insormontabili...

Recensione:





Mark Watney, astronauta della missione Ares 3, è su Marte assieme ai suoi cinque compagni, quando, durante un Eva vengono colpiti da una tempesta fortissima. Un’antenna si stacca, colpisce Mark al fianco e lui rotola lontano. I compagni lo cercano, ma non lo trovano, e i computer inseriti nella tuta che monitorano la sua attività vitale non danno segni di vita. Credendolo morto, i compagni lo lasciano indietro, e ripartono per Hermes, l’astronave che li ha portati dalla Terra, disperati per averlo perso.
Ma Mark è vivo. 
In qualche modo è sopravvissuto, riesce a raggiungere lo Hab (l’unità in cui vivono gli astronauti su Marte) e deve trovare un modo per sopravvivere fino al ritorno di una missione sul pianeta rosso, cioè Ares 4, programmata da lì a 4 anni.

“Una delle cose che qui abbondano sono i sacchi. Non sono molto diversi da quelli per le immondizie, ma sono sicuro che costino almeno 50.000 dollari perché sono targati NASA.”

Sulla terra intanto si piange la sua scomparsa, fino al giorno in cui, più o meno due mesi dopo la sua "morte", un tecnico che controlla le foto fatte dai satelliti intorno a Marte nota che ci sono dei movimenti.
E la NASA si accorge che Mark è vivo. Ma è impossibile comunicare con lui, perché l’antenna che gli si è conficcata nel fianco è proprio quella della radio.
Inoltre il cibo e le attrezzature sono predisposte per un certo limite di tempo e non certo tutti gli anni che Mark dovrà stare su marte aspettando la prossima missione.
Inizia così per lui la lotta alla sopravvivenza: creare l’acqua, ripulire i pannelli solari per avere la corrente elettrica, implementare la scorta di cibo piantando patate dentro lo Hab.
Tutta una serie di imprevisti lo metterà a dura prova, ma Mark non si lascia perdere d’animo.
La storia è raccontata in prima persona da Mark che la scrive nel suo giornale di bordo, ma per fortuna, dal momento in cui la Nasa si accorge che è ancora vivo, a volte i capitoli vengono intervallati da alcuni in terza persona con la visione di ciò che succede sulla terra, e dopo che vengono informati che è ancora vivo, anche da ciò che succede su Hermes, l’astronave madre, se così vogliamo chiamarla. Questa è un’ottima cosa secondo me, perché non amo i racconti completamente in prima persona e perché così abbiamo una visione globale della situazione.
Lo stile è veramente divertente, perché Mark è veramente divertente. È un uomo solo su un pianeta, che non può parlare con nessuno. A volte si lascia prendere dall’entusiasmo, quando qualcosa va bene, e altre dallo sconforto, quando vanno male.
Nonostante ci siano molte informazioni tecniche, molta matematica e anche della fisica, il racconto procede spedito, perché siamo sempre più curiosi di sapere come se la caverà e se si salverà.
La NASA non ci fa per niente una bella figura da questo libro, mentre invece viene esaltata l’amicizia e lo spirito di gruppo, il non lasciare indietro un compagno e lo spirito di adattamento e l’istinto di sopravvivenza dell’essere umano. E’ anche una grande avventura su un pianeta vicino a noi ma ostile e pericoloso.

“Ho saccheggiato quel povero rover così tanto che sembra che l’abbia parcheggiato in un brutto quartiere della città.”

L’unica pecca è che dopo un po’ la narrazione entra in un circolo vizioso: problema, risolto o non risolto, problema, da risolvere, ecc… e diventa quindi piuttosto prevedibile cosa succederà. Ma mi sono comunque fatta un sacco di risate. Lo consiglio a tutti.
Vi posto anche il trailer del film che uscirà a breve nelle sale cinematografiche:


Voto:


 

venerdì 25 settembre 2015

Review Blog Tour: The Heartless city, di Andrea Berthot


The Heartless City, by Andrea Berthot

Genere: historical-fantasy

Editore: Curiosity Quills Press

Data di uscita: August 17, 2015

Cover Artist: Amy Chitulescu

Dove potete trovarlo: Amazon US | Amazon UK | Goodreads

Trama:

Henry Jekyll was a brilliant doctor, a passionate idealist who aimed to free mankind of selfishness and vice. He’s also the man who carelessly created a race of monsters.
Once shared secretly among the good doctor’s inner circle, the Hyde drug was smuggled into mass-production - but in pill form, it corrupted its users at the genetic level, leaving them liable to transform without warning. A quarter of the population are now clandestine killers - ticking bombs that could detonate at any given moment.
It’s 1903, and London has been quarantined for thirteen years.
Son of the city’s most prominent physician and cure-seeker, seventeen-year-old Elliot Morrissey has had his own devastating brush with science, downing a potion meant to remove his human weaknesses and strengthen him against the Hydes - and finding instead he’s become an empath, leveled by the emotions of a dying city.
He finds an unlikely ally in Iris Faye, a waitress at one of the city’s rowdier music halls, whose emotions nearly blind him; her fearlessness is a beacon in a city rife with terror. Iris, however, is more than what she seems, and reveals a mission to bring down the establishment that has crippled the people of London.
Together, they aim to discover who’s really pulling the strings in Jekyll’s wake, and why citizens are waking up in the street infected, with no memory of ever having taken the Hyde drug…
Heart-eating monsters, it turns out, are not the greatest evil they must face.

Recensione:



The heartless city ci trasporta in una Londra cupa e in quarantena, in cui il siero che trasformava il dottor Jekyll in mister Hyde si è trasformato in una droga che colpisce solo gli uomini e li muta in mostri che uccidono le persone strappandogli il cuore.
Facciamo così conoscenza di Virginia, giovane dottoressa che ha lavorato nel laboratorio assieme al dottor Jekyll, che si è trasferita in america dopo l’esplosione del laboratorio e che ha finto la sua morte; e sua figlia, Iris.
Passato il prologo, in cui Iris è una bambina, saltiamo gli anni e ci troviamo davanti una Iris adulta che lavora in un locale chiamato La maison des fleurs, la casa dei fiori, dove le ragazze hanno appunto i nomi dei fiori e intrattengono i clienti nei modi che desiderano.
Qui i due protagonisti, Iris ed Elliot, si incontrano ed inevitabilmente, scocca la scintilla. Elliot è il figlio del dottore, amico del sindaco, che sta cercando una cura per gli Hyde, ed è quindi anche amico fin
dall’infanzia del figlio del sindaco, Cam.
Iris però non è una ragazza come tutte le altre: nasconde parecchi segreti, soprattutto sulla sua nascita e alcune sue particolari abilità, così come Elliot, che scopriamo essere un empatico.
Non vi nascondo che la storia mi ha un po’ deluso: l’idea di fondo è buonissima, il virus/droga che si è originato dagli esperimenti di Jekyll, una città in quarantena in cui manca quasi tutto, i cittadini che non possono uscire di notte perché vengono uccisi da questi mostri e due personaggi con poteri particolari.
Però come spesso succede, nella storia è prevalso l’aspetto romantico, quindi per tre quarti leggiamo di come evolve la relazione tra Iris ed Elliot, e seppur Elliot sia carino e romantico, io mi aspettavo di leggere più lotte, più sul passato che li ha portati a questa situazione, mentre invece tutto viene risolto piuttosto facilmente, lasciando spazio, anche nell’epilogo, ai due fidanzati, e non alla risoluzione di questa epidemia.
Comunque lo stile di scrittura è piuttosto buono, mancano un po’ di descrizioni degli ambienti, ma i sentimenti vengono ben descritti, l’idea di fondo è appunto buona ma poteva essere sviluppata molto meglio, visto che poteva essere un ideale seguito del romanzo di Stevenson.

Voto:


L'autrice:


Andrea Berthot’s last name has a silent “t,” like the word “merlot” - which fits, since that is her favorite drink to have at the end of the day.

Back when she was born in Salina, Kansas, her last name was Price, and she grew up loving singing, acting, reading, and of course writing. By day she teaches high school English, creative writing, forensics, and directs the yearly musical, and by night (or rather, by early morning, as her brain is more alive at 5am than 5pm) she writes Young Adult stories involving history, romance, magic, literature, and some good, old-fashioned butt-kicking.

She lives in Winfield, Kansas with her husband and their two sons, Maximus and Leonardo.
Find Andrea Berthot Online:

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giovedì 24 settembre 2015

Recensione: Sacrè Bleu, di Christopher Moore

Titolo: Sacrè Bleu
Autore: Christopher Moore
Titolo originale: Sacrè Bleu: a Comedy d'art
Pagine: 320
Editore: Elliot
Consigliato:

Trama:

Il titolo del romanzo si ispira al preziosissimo color azzurro, ricavato dai lapislazzuli d'Oriente e utilizzato nell'arte sacra per ornare gli abiti della Madonna. Ambientato a Parigi nel 1880, ne è protagonista Lucien, fornaio e figlio di fornai, ma deciso ad abbandonare farine e impasti per diventare pittore – il sogno di suo padre, amico e protettore di artisti poveri e affamati di nome Renoir, Monet, Pissarro, Cézanne… Anche Lucien dipinge – e ha come "spalla" d'eccezione nel romanzo niente meno che un certo Toulouse-Lautrec – e la sua musa è la bella Juliette dagli occhi color del cielo, che lo pianta in asso salvo ricomparire dopo due anni e mezzo di misteriosa assenza dalla sua vita. Al fianco della ragazza, un venditore di colori, dietro la cui misteriosa apparizione si celano enigmi e retroscena sconvolgenti: la sparizione dell'azzurro da certi capolavori rinascimentali, o il misterioso suicidio – o forse omicidio? – di Vincent Van Gogh… Dopo il Vangelo e Re Lear, Christopher Moore ci regala la sua rilettura di un momento fondamentale della storia dell'arte e della modernità nel suo complesso, frutto di tre anni di ricerche che lo hanno portato in Francia e in Italia, in un capolavoro di umorismo e riflessioni su quanto di più profondo muove gli esseri umani: la passione, sotto qualsiasi forma essa si manifesti.  

Recensione:


“Nel mondo antico, il blu nasceva dalle tenebre”

E’ possibile scrivere un libro su un colore specifico, adattargli attorno una storia complessa e ricca, farla divertente ed istruttiva e rendere il colore il protagonista assoluto?
 Si può, se vi chiamate Christopher Moore e scrivete un libro sul Sacrè Bleu.
Questa storia comincia dove finisce la vita di uno dei più importanti e famosi pittori di tutti i tempi: nel luglio 1890, ad Auvers, in Francia, Vincent Van Gogh dipinge il suo ultimo quadro alla confluenza di tre strade, "Campo di grano con volo di corvi”, poi si spara con una pistola e raggiunge la casa del dottor Gachet. Il fratello Theo fa in tempo ad arrivare al suo capezzale, poi Vincent muore.
La notizia raggiunge i suoi colleghi pittori di Parigi, compreso Lucien Lessard, pittore e figlio di papà Lessard, il fornaio di Montmartre.
Monet, Renoir, Toulouse-Lautrec sono sconvolti dalla notizia.
Ma ognuno di loro cerca comunque di andare avanti: dipingono, bevono, chiacchierano.

 “Sai che il velo della vergine andava dipinto di azzurro? Lo chiamavano Sacrè bleu, perché solo lei poteva sfoggiarlo.”

La storia segue in particolare Lucien e la sua modella-amante-fidanzata Juliette e il conte Henri Raymond Marie de Toulouse Lautrec Monfa, per me un personaggio chiave ed esilarante della storia.
Somigliando almeno caratterialmente a Biff, personaggio della precedente opera di Moore “Il vangelo secondo Biff”, Henri si destreggia tra le sue amiche prostitute, le commissioni per Le chat noir, le lettere a sua madre e l’aiuto costante che non nega mai ai suoi amici.
Un personaggio irriverente e genuino, simpatico e coraggioso, come si conviene ai personaggi di Moore.
Il bleu, il blu oltremare che la fa da padrone nel libro compare in moltissimi quadri dipinti da tutti questi celebri artisti, ma almeno in questo caso, nasconde un segreto. Un segreto che accompagna Il Colorista e la strana ragazza che a volte si vede con lui.
Lucien ed Henri si troveranno così immersi in una storia intricata, che li porterà a scoprire la sorte di molti loro colleghi artisti, delle proprietà dei colori e del sacrè bleu in particolare, sempre con l’ironia e le citazioni tipiche di Moore.
Un romanzo bellissimo soprattutto per il periodo e l’ambientazione in cui si svolge: Moore alla fine del libro dice “ecco, così vi ho rovinato anche l’arte, dopo il vangelo”, scherzando ovviamente, ma non è assolutamente così: ci porta a fare un viaggio incredibile nella Parigi di fine Ottocento in cui convivono e si incontrano artisti di fama mondiale, da Oscar Wilde a Whistler, da Monet a Seurat a Degas, nel contesto del Moulin della Galette o di Avenue de Clichy.
Sono rimasta colpita ed affascinata dall’ambientazione e da tutti i personaggi famosi presenti o anche solo citati, forse più che dalla storia del blu in generale, che verso la fine risulta un po’ affrettata e stramba, un po’ come era successo con “demoni, istruzioni per l’uso”.
E’ comunque un romanzo bellissimo, adatto a chi ama la storia dell’arte, che ama soprattutto gli Impressionisti e il loro mondo colorato, e chi si vuole perdere nelle vie di Parigi dell’epoca.
Il linguaggio a volte è un po’ scurrile ed irriverente, ma è tipico di Moore e soprattutto riflette la parlata del demimonde in cui è ambientato, cioè il mondo di artisti, prostitute e ubriaconi che frequentano locali quali il Moulin Rouge.

“(la Parigi sotterranea delle catacombe) Segue la pianta delle strade in superficie”

Sì, ma con meno caffè, più cadaveri e ovviamente c’è buio.

“Ah, pazienza, fingeremo di essere in gita a Londra.”

Voto:

martedì 22 settembre 2015

Teaser Tuesday #41

Buon martedì a tutti! Ecco un'altra rubrica del blog Should be reading che ha l'intento di riportare lo spezzone di un libro attualmente in lettura.

Ecco il Teaser di "L'uomo di Marte" di Andy Weir.


Ecco le regole del Teaser Tuesday:
  1. Prendi il libro che stai leggendo



  2. Apri ad una pagina a caso
  3. Condividi qualche riga di testo della pagina
  4. Attenzione a non fare spoiler!
  5. Riporta il titolo e l'autore del libro

    "Dunque ecco la situazione. Sono naufragato su Marte. Non ho modo di comunicare con Hermes o la Terra. Tutti mi credono morto. Sono in un Hab progettato per durare trentun giorni.
    Se l'ossigenatore si guasta, finisco soffocato. Se si guasta il rigeneratore dell'acqua, muoio di sete. Se si apre una falla nello Hab, esplodo o qualcosa del genere. Se non succede nessuna di queste cose, a un certo punto resterò senza niente da mangiare e morirò di fame.
    Dunque sì, sono spacciato."

domenica 20 settembre 2015

Bookish Inside Out Tag!

Ho visto qualche giorno fa questo tag su Instagram e ho deciso di proporvelo sul blog, visto che Inside Out è uscito qualche giorno fa nelle sale cinematografiche!

 Pensate di andare a vedere questo nuovo film Pixar? Io sento già una forte empatia con DisgustoXD



Disgusto - Un cattivo così terribile che vi siete chiesti se possiede un cuore:

All'inizio avevo pensato all'assassino di Susie di Amabili resti, poi mi è venuto in mente lui. Chi meglio di Re Joffrey poteva essere inserito in questa categoria? 


Paura - Un libro che vi intimidisce:
 
Me lo sono fatto regalare per il compleanno, ma ogni volta che lo vedo (e che lo prendo in mano e ne sento il peso), il mammutone della Newton di Verne mi intimidisce.

Gioia - Un autore che vi rende felici:
Questa è facile. Questo simpaticone è Christopher Moore.

Tristezza - Un libro con un finale strappalacrime:
La morte di Sirius Black e soprattutto la reazione di Harry sono decisamente strappalacrime.

Rabbia - Un libro che finisce con un cliffhanger terribile:

Non è terribile, ma è comunque un cliffhanger che lascia col fiato sospeso.

Vi è piaciuto questo tag? E ora il momento di diffondere le emozioni! Taggo Libri di cristallo e Stories!

 

mercoledì 16 settembre 2015

Recensione: Shadow and Bone, di Leigh Bardugo

Titolo: Shadow And Bone (The Grisha #1)
Autore: Leigh Bardugo
Titolo italiano: Tenebre e Ghiaccio
Pagine: 368
Editore: Henry Holt and Co.
Consigliato: Sì e no

Trama:

 Surrounded by enemies, the once-great nation of Ravka has been torn in two by the Shadow Fold, a swath of near impenetrable darkness crawling with monsters who feast on human flesh. Now its fate may rest on the shoulders of one lonely refugee.

Alina Starkov has never been good at anything. But when her regiment is attacked on the Fold and her best friend is brutally injured, Alina reveals a dormant power that saves his life—a power that could be the key to setting her war-ravaged country free. Wrenched from everything she knows, Alina is whisked away to the royal court to be trained as a member of the Grisha, the magical elite led by the mysterious Darkling.

Yet nothing in this lavish world is what it seems. With darkness looming and an entire kingdom depending on her untamed power, Alina will have to confront the secrets of the Grisha . . . and the secrets of her heart.

Shadow and Bone is the first installment in Leigh Bardugo's Grisha Trilogy.

Recensione:



“One thing did stand out to me: the word the philosophers used to descrive people born without Grisha gifts, otkazat’sya, “the abandoned”. It was another word for orphan.”

Mentre mi aggiravo per i scaffali dell’American Book Center di Amsterdam, indecisa su quale titolo prendere, perché ce n’erano troppi tra cui scegliere, anche se i prezzi erano un po’ troppo alti, ho visto Shadow and Bone, versione estesa con i bonus.
Preferivo a dire il vero la copertina viola, ma non c’era, quindi ho preso questa.
Shadow and Bone ci trasporta nel mondo fantasy di Ravka, un paese che ha molte similitudini con la Russia, compresa l’architettura e alcune parole.
Qui, due orfani, Alina e Mal, crescono assieme in un’orfanotrofio, per poi trovarsi assieme nell’esercito, lui come tracker e lei come cartografa.
Il loro reggimento deve attraversare la Shadow Fold, la zona di oscurità che divide il regno a metà, in cui non si vede nulla e vivono dei mostri che uccidono i viandanti.
 Quando anche il loro reggimento viene attaccato e Mal ferito, Alina scatena un potere che non sapeva di avere, il potere della luce del sole, e salva l’amico e alcune persone del reggimento.
Nessuno prima aveva questo potere, lei è l’unica al mondo.
Viene così portata prima dal Darkling, l’Oscuro, il Grisha più potente che esiste al mondo, e poi a corte, per essere prima ammirata dal re e poi addestrata dove si allenano tutti gli altri Grisha.
I grisha sono coloro i quali riescono a dominare gli elementi o riescono a manipolare gli oggetti, quelli che possiedono la magia, e sono un’elitè scelta e divisa in categorie precise, tutte basate sul potere. Ed il più potente di tutti è proprio il Darkling.
Alina quindi imparerà col tempo ad usare il proprio potere, verrà sedotta dal fascino oscuro del Darkling, cadrà preda delle sue spire ma penserà sempre al suo miglior amico Mal, che non ha più rivisto da quando gli ha salvato la vita.
All’inizio la storia si è rivelata un po’ lenta e piuttosto scontata: un’orfana, piuttosto bruttina ed innamorata del proprio miglior amico, rivela avere un potere che nessun altro possiede, e che può salvare tutto il regno. Viene quindi addestrata ad usarlo, e starà a lei scegliere da che parte stare, se seguire o meno quello che le dice il suo cuore.
Il tutto inizia a farsi interessante quando finalmente Alina riesce a richiamare e dominare i suoi poteri, a costo di allenamenti pesanti, faticosi ed estenuanti.
Veniamo a conoscenza dei lussi della corte, dei pensieri tormentati di Alina (perché sì, anche qui la narrazione è in prima persona) del fascino che ha su di lei e anche su noi lettori il Darkling.
Tuttavia ci sono state alcune cose che non mi sono piaciute moltissimo, prime tra tutti l’uso di parole russe e la loro non traduzione: come faccio io a sapere cosa vuol dire quella parola se non mi metti una nota o se un personaggio non me lo traduce? 
Ho scoperto poi con sgomento, sia grazie ai bonus che ad una recensione su Goodreads, che il termine Grisha è semplicemente il diminutivo del nome Gregori-Grigori, quindi è come se questa elitè straordinaria si chiamasse Bob o Greg, il che riduce alquanto il loro fascino.
Altre cose della cultura russa sono un po’ abbozzate, come questo fantomatico kvas, il liquore con cui tutti si ubriacano a Ravka: nella realtà il kvas è quasi analcolico, tanto che lo bevono anche i bambini. Ho capito che si tratta di fantasy, quindi nel tuo mondo il kvas è fortemente alcolico, ma perché allora gli dai il nome di una bevanda esistente? E perché non mi spieghi la sua differenza da quello reale?
Le descrizioni non sono superbe: ci sono, è vero, ma difficilmente si riesce a vedere cosa vede l’autrice, spesso perché appunto non vengono approfondite appieno le cose spiegate.
Il corso della storia, seppur con qualche bel colpo di scena, è piuttosto prevedibile, e i fan del lato romantico della vita non rimarrano delusi.
Il personaggio  che spicca maggiormente non è come alcuni potrebbero pensare la protagonista o Mal, il suo amico, che si vede ben poco e che ha un andamento un po’ altalenante, bensì è lui, colui il quale dice alla nostra Alina “Make me your villain” colui il quale, almeno nella mia mente, ha preso l’aspetto di Loki/Tom Hiddleston e Damon/Ian Somerhalder: il Darkling, L’oscuro.
Un personaggio carismatico e affascinante, sorprendente con i suoi colpi di scena e magnetico quando parla sussurrando nell’orecchio ad Alina.

“put on your pretty clothes and wait for the next kiss, the next kind word. Wait for the stag. Wait for the collar. Wait to be made into a murderer and a slave.”

In sostanza, un fantasy con un’ambientazione diversa dal solito, che poteva essere svolto meglio ma che mi ha lasciato la curiosità di sapere come andrà avanti, sperando che i prossimi due libri siano un po’ meglio per quanto riguarda le descrizioni, e sperando che il Darkling sussurri ancora le sue promesse nell’orecchio del lettore.

Voto:

martedì 15 settembre 2015

Teaser Tuesday #40 + aggiornamento RC

Buon martedì a tutti! Ecco un'altra rubrica del blog Should be reading che ha l'intento di riportare lo spezzone di un libro attualmente in lettura.

Come potete notare dalla colonna di destra, sono spariti i due banner delle reading challenge a cui partecipavo. La summer reading challenge in verità era terminata, ma non ci sono stati più aggiornamenti da inizio luglio. E oggi, dopo uno spiacevole episodio, ho deciso di non partecipare più neanche alla 2015 reading challenge. Non mi piace essere presa in giro.

Ecco il Teaser di "Sacrè bleu" di Christopher Moore.


Ecco le regole del Teaser Tuesday:
  1. Prendi il libro che stai leggendo



  2. Apri ad una pagina a caso
  3. Condividi qualche riga di testo della pagina
  4. Attenzione a non fare spoiler!
  5. Riporta il titolo e l'autore del libro


"Lucien chiuse la porta ed Henri si ritrovò da solo nel cortiletto soffocato dalle erbacce, stringendo un bicchierino da cordiale il cui fondo era un pesante pomello d'ottone, a chiedersi cosa fosse successo esattamente. Era certo che Lucien corresse un pericolo serio; altrimenti perchè tornare di corsa da Malromè? Perchè era venuto in panetteria? Oltretutto, cosa ci faceva già sveglio a quell'ora assurda di metà mattina?
Perplesso, pensò che tanto valeva approfittare del bicchiere sguainato, sfilò dal bastone la lunga fiaschetta cilindrica e si versò un cognac per temprare i nervi, in vista della seconda fase del salvataggio."